distanze, ricorrenze, coincidenze

pensavo a lettere d’amore postume
all’importanza della puntualità
di certi gesti e certe parole
inseguire qualcosa fino ad afferrarlo
e poi lasciarlo andare
come si faceva con gli uccellini da bambini
non sono riuscito ad esternare ogni cosa
perché, forse, avevo paura
di essere ancora deluso
sono stato solo un capriccio
una scommessa da film americano
credere al matrimonio in chiesa
vuol dire, pure, arrivarci vergini,
mia cara
erano solo puttanate
solo un’altra scusa
che andava ad unirsi alle altre:
distanze, ricorrenze, coincidenze
priorità non capite
momenti non vissuti
sogni infranti sotto casa
azzerare ogni cosa
ricominciare da capo
e ancora una volta scoprire
che fa male questa cosa
di sigillare i ricordi in uno scatolone
con scritto un nome

su una pila di sedie

seduto su una pila di sedie
mentre gli altri guardano
una trasmissione
che dovrebbe fare ridere
io mi ritrovo
a farmi schiaffeggiare dal vento
e a pensare che a volte,
senza un motivo apparente,
mi manca toccarti
e forse pure parlarti
anche se, ormai,
non avrei niente da dirti
ma la mancanza
diventa abitudine
col tempo
poco o tanto
è solo relatività del dolore
di quello che c’è
di quello che rimane
che più ci pensi e più
sembra non passare
c’era quella frase
che ci descriveva bene:
potevamo essere rivoluzione
invece, siamo solo un altro
stupido luogo comune

we’re not the same, we’re different tonight *

mi chiedi come sto?
ma non parli mai di te
sarebbe stato diverso con te
e lo sarebbe stato anche senza di te
ma ritornando
alla domanda fondamentale:
come sto?
non lo so come mi sento
alcuni giorno sto bene
altri vorrei scappare
ma soprattutto trovare
una vera direzione
piuttosto che continuare
a lasciare porte aperte
perché non mi vieni a trovare?
sarebbe bello viverti ancora
quando l’altra volta hai detto:
scendo da te
mi si è riempito il cuore
ma tutto è svanito in fretta
e mi è rimasta solo l’illusione
ora è di nuovo notte
ho camminato tanto
e sembra non sia arrivato
a nessuna destinazione

* Tonight, tonight – Smashing Pumpkins

davanti ad un distributore automatico di fiori dell’aeroporto di Bruxelles, anch’io chiuso in una bolla di vetro *

e invece di fare il nostro gioco
finiamo sempre in cunicolo
a scivolare a fondo
ad andare indietro
a prendere il peggio
panem et circenses
e tutto il resto
non ha più importanza
basta qualche culo
e qualche risata finta
per non pensare più
al dramma che ci circonda
il mondo si sbriciola
sotto i nostri piedi
e l’unica cosa
a cui riusciamo a pensare
è il denaro
l’apparire che supera l’essenza
quasi senza vergogna
nessun pudore
ad ogni costo
l’ostentazione
gli oggetti che hanno più rilevanza
dell’essere umano stesso
e se non mi vedi in televisione
io non esisto
e non ho nessuna voce in capitolo
nella guerra degli standard
vince chi riesce a colpire alla pancia
non sappiamo più costruire una ruota
ma non possiamo vivere senza
il tripudio dell’ignoranza
e chi potrebbe fare la differenza
per non essere emarginato
si adegua di conseguenza
e allora cosa vogliamo insegnare ai nostri figli
se ancora noi stessi non abbiamo
imparato nulla del passato,
dalla storia che ci ha preceduto?
cosa vogliamo dire
se non abbiamo nulla da obiettare
se ci siamo arresi al mondo per convenzione
e forse pure per convenienza
facendoci distrarre senza opporre resistenza
adagiati sui cuscini della finta opulenza
di un presente a debito
che non sapevamo di non poterci permettere
e, soprattutto, pagandone ogni conseguenza
quale autorità, quale dignità, possiamo avere
se non abbiamo fatto nessuna rivoluzione?
se abbiamo subito tutto
come se fosse l’unico percorso normale?
l’unica strada possibile da seguire
e se qualcuno ha qualcosa da dire
siete pregati di parlare
o di non dire nulla
fino all’estinzione

* Davanti ad un distributore automatico di fiori dell’aeroporto di Bruxelles, anch’io chiuso in una bolla di vetro – Lucio Battisti