Tre: stringimi forte che non so che fine faccio *

per strada
e non ricordo
dove e quale
mi sono perso
le parole
da un po’ di tempo
magari, è un momento
magari, pure lungo
ma la notte
ci penso spesso
penso,
a metterle in fila
una dopo l’altra
a cercare
di comporre una storia
magari, questa storia
la mia storia,
una storia normale
della mia generazione
senza vento
senza guerra
senza futuro
in perenne presente
sempre in bilico
pure nei sentimenti
e questo non scrivere
mi fa male
che prima o poi
le dovrò pure
raccontare
queste cazzo
di emozioni
in rivolta
anche se
vi sembreranno
uguali
a milioni di altre

* Stupida canzone – Fast animals and slow kids

foto d’artista, canali locali e tautologie varie

di risate
su foto d’artista
in un museo
quasi deserto
su programmi
molto surreali
in canali locali
venti pagine
di Barthes
e ho scartato
tutto quello che
avevo scritto
perché
mi sembrava
scadente
mi è rimasta
la sensazione
sulle mie dita
della tua pelle

I know you know, you know I know, I wanna go *

quando ti guardi
allo specchio
non sei mai
come ti vedono
gli altri
e non è detto
che tu sia migliore
chiedimi
sull’amore
e non saprò cosa dire
se non, almeno,
di provare
a dargli un’occasione

* The Killer – Greg Dulli

e io piuttosto credo sia tutto giusto, è tutto giusto il mio disgusto *

mi fa male
il mondo
con le sue storture
che crediamo
di essere
esseri superiori
mentre
siamo solo
un’eventualità
dell’evoluzione
tutto questo
non ci appartiene
lo abbiamo
solo in prestito
e lo trattiamo
anche male

* Strappati lungo i bordi – Giancane

certe notti per dormire mi metto a leggere e invece avrei bisogno di attimi di silenzio *

su quella panchina
parole su parole
guardarsi negli occhi
scordarsi le ore
ma non cambierei
tutti i miei domani
per un solo ieri
che il mio concetto
di amore
non è più uguale
a com’era un tempo
e nemmeno io
ho frantumato illusioni,
ho frantumato i coglioni
a pagine bianche
con parole banali
fotocopiate
da film sentimentali
del cazzo
dai romanzi generazionali
idealizzando tutto
quando forse bisognava
stare in silenzio
e non pensare di essere
il centro del mondo
ma, ero solo un ragazzo

* Un’altra vita – Franco Battiato

e adesso piove, guarda un po’ che cosa porta il vento:un’altra canzone di merda con la pioggia dentro *

davanti a un bancone
come nei film americani
ti direi che:
sono metereopatico
i giorni di pioggia
mi rendono malinconico
e quelli assolati
mi rompono i coglioni
comincio dai difetti
perché ho buone intenzioni
o perché ho solo quelli
parlo inglese
solo da ubriaco
e scrivo poesie
senza velleità
so essere una testa di cazzo
ma mai con cattiveria
leggo molto
ma mai abbastanza
e sono una merda
nelle relazioni a distanza
mi piace il silenzio
anche se parlo troppo
che mi dici
di questo inizio?

* Meteo in cinque quarti – Giorgio Canali & Rossofuoco

l’erba ti fa male se la fumi senza stile *

non ci sarà mai
un momento giusto
se non metti te
al primo posto
la felicità, la libertà,
l’amore,
quello che
ti fa stare meglio

se non ora, quando?
il tempo
è la più grande ricchezza
che abbiamo
e quello sprecato
nessuno
te lo torna indietro

* Un romantico a Milano – Baustelle

comunque questa è un’altra storia, questo è Hemingway *

vorrei per un secondo
averti accanto
e spiegarti
queste lacrime
ma nemmeno io
capisco
se sono più di gioia
o di liberazione
ma hanno la potenza
di scaricare tutto
a terra
dopo mesi
di resistenza
con la paura
di non riuscire
a farcela
ancora una volta
ma ora, sono qui
e questo, per il momento,
mi basta
può anche non piacerti
il mondo
o forse a lui
non piaci te

* Hemingway – Negrita

fottendosi da sé, fottendomi da me, per quello che non c’è *

polvere sui mobili
sugli scaffali
sulle mie emozioni
leggo un libro
e ripenso
a vecchi amori
settembre
un tempo mischiava
le mancanze
alle ripartenze
le aspettative
alle domande
ora è solo malinconia
ai primi giorni di pioggia
com’ero a vent’anni?
tu te lo ricordi?
a me sembra
così sbiadito
che quasi più
non m’appartiene
ma se mi concentro
per bene
riesco a sentire
il rumore bianco
in sottofondo
di certe notti
in cui liberavo sogni
dalla finestra
al quarto piano
di un palazzo bolognese
lontano da casa
e da queste maledette radici

* Quello che non c’è – Afterhours

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