It’s better to feel pain, than nothing at all, the opposite of love’s indifference*

da qualche mattina
mi sveglio
alle sette e cinquantuno
precise
senza sveglia
in automatico
sarà un segnale
in codice
dell’universo

ci sono giorni
in cui sento
pulsare
dentro qualcosa
che un tempo
sapevo riconoscere
al primo colpo
e ora non so nemmeno
come cazzo chiamare

* Stubborn love – The lumineers

so chi sono io, anche se non ho letto Freud *

non dirò niente
anche se
ho scritto parecchio
sull’argomento
ma non cerco risposte
se non da me stesso

e tu saresti capace?
mi chiedeva, in sogno,
Claudia Cardinale
in uno spezzone di film
in bianco e nero
e io, mentendo, le dissi:
guardami ancora
in quel modo
e non avrò più dubbi
mentre avrei voluto dirle:
se non ti spaventerai
con le mie paure
un giorno che mi dirai le tue
troveremo il modo di rimuoverle
in due

* Spaccacuore – Samuele Bersani

ho valutato i pro e i contro di una vita rampante, scoprendo che l’amore passa l’herpes è per sempre *

Come fai a riconoscere il vero amore? Sembrerebbe il più vecchio dilemma universale, dai tempi della ragione. O per lo meno dai tempi in cui è diventato un tema centrale, il grande imbroglio del romanticismo, la grande beffa di un universo a due dimensioni. Insomma, come si riesce tra miliardi di persone a capire che la persona che abbiamo vicino sia, risolvendo tutte le equazioni, la più adatta a starci accanto? Unica soluzione possibile o la più conveniente in termini di utilità di ritorno? Per secoli in molti si sono addentrati nei meandri dei meccanismi contorti delle relazioni sentimentali, con diversi punti di vista. Quali sono le affinità da guardare? Quali caratteristiche prendere in considerazione? Chi si somiglia si piglia o gli opposti si attraggono? Ecco la domanda. Ovviamente non c’è soluzione. Ovviamente ce ne sono infinite. Ma come riconoscere la propria? A questo pensava il protagonista di questa storia, pensava alle storie finite e a quello che non aveva funzionato, pensava alle promesse che non erano riusciti a mantenere e badate bene tutti ne facciamo, anche senza accorgercene. In una maniera talmente naturale da sembrare innata, intrinseca del gioco. Parte essenziale. Promettersi qualcosa, promettersi la vita. Pensava alle scelte sbagliate, alle parole fraintese. A quanto si poteva essere stronzi, egoisti, ipocriti. Pensava all’abitudine di certi gesti automatici, che perdevano il loro significato, diventando col tempo solo routine, senza nessuno slancio. Nasciamo incendiari e moriamo pompieri, come le storie d’amore. Tutta quella voglia di non perdersi nemmeno un attimo, quella frenesia, quelle stronzate fatte per dimostrare di essere diversi, all’altezza. E poi piano piano adagiarsi su quel sentimento in un continuo livellamento di tutto. C’è chi si sposa quando arriva a questa fase. Quando si crede di aver raggiunto un equilibrio. Ma è davvero equilibrio o solo rassegnazione, accettazione? Può essere l’idea della felicità, in quanto tale, un sedativo? Un’anestesia emozionale? Perché tutto ci porta a ragionare in questo senso. L’idea di stare tranquilli, di smussare gli angoli, eliminare le divergenze, azzerare i contrasti. Ma non era ugualmente soddisfacente spingere al massimo le emozioni. L’adrenalina di certe notti insonni, di certe corse di disperate. Inseguire qualcosa, conquistarlo e poi non dargli più quell’importanza necessaria. Incorporarla e recintarla. Forse per questo motivo tante storie finiscono con le stesse frasi di circostanza. Una volta eri diverso, non ti riconosco. Quando ormai è troppo tardi. Molto spesso fingiamo di essere quello che non siamo solo perché non ci sentiamo all’altezza. Solo perché vogliamo essere diversi o semplicemente pensiamo che potremmo essere migliori in una determinata maniera. Ma il corteggiamento è solo una fase transitoria, molto spesso guidata più dal corpo che dal cervello. Guidata, forse, più dagli ormoni che altro. Allora ragioniamo col cazzo e cerchiamo di dimostrare di essere veri uomini, nella concezione attuale del termine, che ha subito diversi cambiamenti ma rimane sempre in primo piano. Ma poi questa fase transitoria passa e ognuno inizia a mostrarsi per quello che veramente è, può piacere o meno, perché non potremmo mai fingere all’infinito. Finché morti non ci separi. C’è chi riesce a resistere più a lungo, magari anni, prima di rivelarsi. Ma non c’è scampo, alla fine tutti tiriamo fuori il nostro vero io. E allora che fine faranno le portiere della macchina aperte ai primi appuntamenti? I regali per le ricorrenze varie, anche le più stupide, come sanvalentino? dove andranno a finire i fiori e i cioccolatini? diventeranno solamente un ricordo lontano, quasi da sembrare la vita di qualcun altro. O semplicemente la storia di qualcun altro.

* Non si esce vivi dagli anni ’80 – Afterhours

despite all my rage I am still just rat in cage *

pensavo che “restare per cambiare”
fosse un bel nome
per un’associazione
ma a distanza di tempo
mi chiedo
qual è la direzione
di questo cambiamento
sono io ad attuarlo
o solo a subirlo?
questo è il punto
sono io a contribuire
a cambiare questo posto
o è questo sputo di paese
che alla fine avrà la meglio?
conformandomi al peggio
in un continuo livellamento
verso il basso
fino a toccare il fondo

forse, la poesia ci potrà salvare
ma chi salverà la poesia
se un rutto avrà più valore?

* Bullet with butterfly wings – Smashing Pumpkins

le velleità ti aiutano a scopare quando i soldi sono troppi o troppo pochi *

l’inganno più grande
che ci ha dato
l’era digitale
è quello di farci credere
di poter avere
su tutto un’opinione

* Velleità – I cani

se c’è una cosa innaturale è doversi dare un bacio davanti a un pubblico ufficiale *

come abbiamo fatto a perderci?
ci sono sensazioni
che ritornano a galla
riflesso automatico
quasi come un richiamo
basta una parola
magari un luogo
o uno sguardo lontano
un gesto con la mano
ma non so dirti a che ora
se di notte o di mattino
anche se non ha nessuna importanza
come l’assenza
la resistenza
la convenienza
di un amore
un altro gioco di parole
prima della fine
prima che vada
tutto a puttane
risate e pugnalate
senza una sola frase da ricordare
tranne che:
se non mi vuoi sposare in chiesa
non ha senso stare insieme

che nella sua tragedia
mi ha fatto pure divertire
non ho bisogno di un dio
per avere una morale
per puntare a una pseudo-felicità
che non mi appartiene
perché t’avrei sposata
in riva al mare
senza bisogno di un prete
o di un messo comunale
per poterti baciare

* Secondo me – Brunori Sas

non sanno se ridere o piangere, batton le mani *

come quando cerchi risposte
e trovi, solo, altre domande
quando finisce la festa dell’amore
e si torna alla vita normale
senza cioccolatini, fiori
e cene da regalare
l’abitudine che uccide la passione
e tutto quello che poi
il prossimo anno proveremo
a farci perdonare
fare un giro completo
e ritornare a capo
la fine che coincide con l’inizio
e tu non sai più distinguere
cosa fa più male
se questa delusione
oppure la disperata rassegnazione
di sentirsi piccoli e indifesi
in un universo in espansione
e un’umanità, sempre più,
verso l’estinzione

* Far finta di essre sani – Giorgio Gaber