don’t leave me high, don’t leave me dry *

mi scuso
per tutte le volte
che me la prendo
con te
quando, invece, ce l’ho
con il mondo
è che tu mi capisci
meglio di chiunque altro
perché, come me, soffri
questa ostinata
frenetica
isterica
ricerca della perfezione
l’ipocrisia della convenzione
il sonno della ragione
solo che io, a differenza di te,
a volte sono un coglione
così, spero che ancora
mi saprai perdonare
perché senza di te
spesso non so dove
andare a parare
come rifugiarsi
in una bella vecchia canzone
che nonostante gli anni
ti riesce ancora a stupire

* High and dry – Radiohead

d’amore di morte e di altre sciocchezze *

ho scritto un romanzo
che non cercherò mai
di pubblicare
e ora non ho più
una storia
da raccontare
ho cominciato a girarci attorno
talmente tanto
che l’ho ingarbugliata
e non trovo più
una via d’uscita
così mi ritrovo
al bar di notte
a parlare d’amore
di morte
e di altre sciocchezze
anche se mi piacerebbe
toccarle le trecce
o, perché no, anche le tette
ma finisco con l’ubriacarmi
per non essere più triste

* D’amore, di morte e di altre sciocchezze – Francesco Guccini

alcol e ibuprofene

anche se questo posto
è in lenta decomposizione
e mi tocca curare
il male di vivere
con alcol e ibuprofene
c’è ancora
qualcosa che mi trattiene
e mi manda in confusione
io l’ho chiamata:
legge della gravità affettiva
o emozionale
tutte le persone
a cui vuoi veramente bene
ti costringono a restare
senza obbligarti
solo sul preventivo
di quanto potranno
mancarti

if you want me I’ll be in the bar *

a volte non vorrei
essere così sentimentale
davanti a questi tramonti
intensi nel rosso
vorrei essere impermeabile
e lasciare tutto
scorrermi addosso
senza sentirne il gusto
l’essenza, il potere
di rievocare
di scatenare
un gesto
un sorriso
un pianto
di una singola lacrima
che piano piano
si accumula
colma l’occhio
e scivola sul volto
lasciando un solco
che all’istante si secca
e un sapore salato
vicino alla bocca
a volte vorrei fuggirti
dividerti in piccoli frammenti
di bene e di male
e poi farne la conta
pesarli su una bilancia
e convincermi
che non vale la pena
lottare una guerra
immaginaria

* A case of you – Joni Mitchell

non sei riuscita a cambiarmi, non ti ho cambiata lo sai *

non ho paura
di questo pensiero
che torna di notte
ogni tanto
o forse a cadenza regolare
forse quando inizia
la bella stagione
e mi tornano in mente
quei pomeriggi al mare
con la voglia di poterti
toccare
e ti fissavo così a lungo
che tu, sorridendo, dicevi:
che hai da guardare?

* Verranno a chiederti del nostro amore – Fabrizio De Andrè

distanze, ricorrenze, coincidenze

pensavo a lettere d’amore postume
all’importanza della puntualità
di certi gesti e certe parole
inseguire qualcosa fino ad afferrarlo
e poi lasciarlo andare
come si faceva con gli uccellini da bambini
non sono riuscito ad esternare ogni cosa
perché, forse, avevo paura
di essere ancora deluso
sono stato solo un capriccio
una scommessa da film americano
credere al matrimonio in chiesa
vuol dire, pure, arrivarci vergini,
mia cara
erano solo puttanate
solo un’altra scusa
che andava ad unirsi alle altre:
distanze, ricorrenze, coincidenze
priorità non capite
momenti non vissuti
sogni infranti sotto casa
azzerare ogni cosa
ricominciare da capo
e ancora una volta scoprire
che fa male questa cosa
di sigillare i ricordi in uno scatolone
con scritto un nome

ma niente non ce la faccio mi dispiace, oggi mi state tutti sul cazzo *

Io non so più cosa mi aspetto da questo paese. Non so più se vale la pena aspettarsi qualcosa e poi puntualmente farsi deludere. Sai che potrebbe essere più semplice se solo riuscissi a dividere questo peso in due parti uguali e dimezzare la fatica. Ma non credo più nemmeno in questo. All’anima gemella. All’anima de li mortacci tua, e nostri. Per cosa poi? Per continuare a tirare avanti quest’idea della famiglia in un certo modo, in una direzione, con lo stesso senso di marcia. Passaggio obbligato per ogni essere umano, per essere accettato socialmente o per lo meno per essere considerato credibile tra tutti, tra gli idioti. Di questo stiamo parlando: di idioti. E di pezzi di merda che speculano sulle disgrazie e sulla vita delle persone, facendone di questo un progetto politico. Portando avanti, rievocandoli da un passato scuro, temi come l’odio, il razzismo, la supremazia occidentale, il sovranismo nazionale, i muri di recinzione. Non ci sono più le mezze stagioni, non sono più nemmeno le stagioni, ognuno faccia come cazzo gli pare. Dove andremo a finire quando non avremo più niente da smantellare? Non insegnate ai bambini la vostra morale, cantava Gaber in una canzone e quanto cazzo aveva ragione.

* Canta che ti passa – Zen Circus

su una pila di sedie

seduto su una pila di sedie
mentre gli altri guardano
una trasmissione
che dovrebbe fare ridere
io mi ritrovo
a farmi schiaffeggiare dal vento
e a pensare che a volte,
senza un motivo apparente,
mi manca toccarti
e forse pure parlarti
anche se, ormai,
non avrei niente da dirti
ma la mancanza
diventa abitudine
col tempo
poco o tanto
è solo relatività del dolore
di quello che c’è
di quello che rimane
che più ci pensi e più
sembra non passare
c’era quella frase
che ci descriveva bene:
potevamo essere rivoluzione
invece, siamo solo un altro
stupido luogo comune

we’re not the same, we’re different tonight *

mi chiedi come sto?
ma non parli mai di te
sarebbe stato diverso con te
e lo sarebbe stato anche senza di te
ma ritornando
alla domanda fondamentale:
come sto?
non lo so come mi sento
alcuni giorno sto bene
altri vorrei scappare
ma soprattutto trovare
una vera direzione
piuttosto che continuare
a lasciare porte aperte
perché non mi vieni a trovare?
sarebbe bello viverti ancora
quando l’altra volta hai detto:
scendo da te
mi si è riempito il cuore
ma tutto è svanito in fretta
e mi è rimasta solo l’illusione
ora è di nuovo notte
ho camminato tanto
e sembra non sia arrivato
a nessuna destinazione

* Tonight, tonight – Smashing Pumpkins