ho valutato i pro e i contro di una vita rampante, scoprendo che l’amore passa l’herpes è per sempre *

Come fai a riconoscere il vero amore? Sembrerebbe il più vecchio dilemma universale, dai tempi della ragione. O per lo meno dai tempi in cui è diventato un tema centrale, il grande imbroglio del romanticismo, la grande beffa di un universo a due dimensioni. Insomma, come si riesce tra miliardi di persone a capire che la persona che abbiamo vicino sia, risolvendo tutte le equazioni, la più adatta a starci accanto? Unica soluzione possibile o la più conveniente in termini di utilità di ritorno? Per secoli in molti si sono addentrati nei meandri dei meccanismi contorti delle relazioni sentimentali, con diversi punti di vista. Quali sono le affinità da guardare? Quali caratteristiche prendere in considerazione? Chi si somiglia si piglia o gli opposti si attraggono? Ecco la domanda. Ovviamente non c’è soluzione. Ovviamente ce ne sono infinite. Ma come riconoscere la propria? A questo pensava il protagonista di questa storia, pensava alle storie finite e a quello che non aveva funzionato, pensava alle promesse che non erano riusciti a mantenere e badate bene tutti ne facciamo, anche senza accorgercene. In una maniera talmente naturale da sembrare innata, intrinseca del gioco. Parte essenziale. Promettersi qualcosa, promettersi la vita. Pensava alle scelte sbagliate, alle parole fraintese. A quanto si poteva essere stronzi, egoisti, ipocriti. Pensava all’abitudine di certi gesti automatici, che perdevano il loro significato, diventando col tempo solo routine, senza nessuno slancio. Nasciamo incendiari e moriamo pompieri, come le storie d’amore. Tutta quella voglia di non perdersi nemmeno un attimo, quella frenesia, quelle stronzate fatte per dimostrare di essere diversi, all’altezza. E poi piano piano adagiarsi su quel sentimento in un continuo livellamento di tutto. C’è chi si sposa quando arriva a questa fase. Quando si crede di aver raggiunto un equilibrio. Ma è davvero equilibrio o solo rassegnazione, accettazione? Può essere l’idea della felicità, in quanto tale, un sedativo? Un’anestesia emozionale? Perché tutto ci porta a ragionare in questo senso. L’idea di stare tranquilli, di smussare gli angoli, eliminare le divergenze, azzerare i contrasti. Ma non era ugualmente soddisfacente spingere al massimo le emozioni. L’adrenalina di certe notti insonni, di certe corse di disperate. Inseguire qualcosa, conquistarlo e poi non dargli più quell’importanza necessaria. Incorporarla e recintarla. Forse per questo motivo tante storie finiscono con le stesse frasi di circostanza. Una volta eri diverso, non ti riconosco. Quando ormai è troppo tardi. Molto spesso fingiamo di essere quello che non siamo solo perché non ci sentiamo all’altezza. Solo perché vogliamo essere diversi o semplicemente pensiamo che potremmo essere migliori in una determinata maniera. Ma il corteggiamento è solo una fase transitoria, molto spesso guidata più dal corpo che dal cervello. Guidata, forse, più dagli ormoni che altro. Allora ragioniamo col cazzo e cerchiamo di dimostrare di essere veri uomini, nella concezione attuale del termine, che ha subito diversi cambiamenti ma rimane sempre in primo piano. Ma poi questa fase transitoria passa e ognuno inizia a mostrarsi per quello che veramente è, può piacere o meno, perché non potremmo mai fingere all’infinito. Finché morti non ci separi. C’è chi riesce a resistere più a lungo, magari anni, prima di rivelarsi. Ma non c’è scampo, alla fine tutti tiriamo fuori il nostro vero io. E allora che fine faranno le portiere della macchina aperte ai primi appuntamenti? I regali per le ricorrenze varie, anche le più stupide, come sanvalentino? dove andranno a finire i fiori e i cioccolatini? diventeranno solamente un ricordo lontano, quasi da sembrare la vita di qualcun altro. O semplicemente la storia di qualcun altro.

* Non si esce vivi dagli anni ’80 – Afterhours

se c’è una cosa innaturale è doversi dare un bacio davanti a un pubblico ufficiale *

come abbiamo fatto a perderci?
ci sono sensazioni
che ritornano a galla
riflesso automatico
quasi come un richiamo
basta una parola
magari un luogo
o uno sguardo lontano
un gesto con la mano
ma non so dirti a che ora
se di notte o di mattino
anche se non ha nessuna importanza
come l’assenza
la resistenza
la convenienza
di un amore
un altro gioco di parole
prima della fine
prima che vada
tutto a puttane
risate e pugnalate
senza una sola frase da ricordare
tranne che:
se non mi vuoi sposare in chiesa
non ha senso stare insieme

che nella sua tragedia
mi ha fatto pure divertire
non ho bisogno di un dio
per avere una morale
per puntare a una pseudo-felicità
che non mi appartiene
perché t’avrei sposata
in riva al mare
senza bisogno di un prete
o di un messo comunale
per poterti baciare

* Secondo me – Brunori Sas

distanze, ricorrenze, coincidenze

pensavo a lettere d’amore postume
all’importanza della puntualità
di certi gesti e certe parole
inseguire qualcosa fino ad afferrarlo
e poi lasciarlo andare
come si faceva con gli uccellini da bambini
non sono riuscito ad esternare ogni cosa
perché, forse, avevo paura
di essere ancora deluso
sono stato solo un capriccio
una scommessa da film americano
credere al matrimonio in chiesa
vuol dire, pure, arrivarci vergini,
mia cara
erano solo puttanate
solo un’altra scusa
che andava ad unirsi alle altre:
distanze, ricorrenze, coincidenze
priorità non capite
momenti non vissuti
sogni infranti sotto casa
azzerare ogni cosa
ricominciare da capo
e ancora una volta scoprire
che fa male questa cosa
di sigillare i ricordi in uno scatolone
con scritto un nome

ma niente non ce la faccio mi dispiace, oggi mi state tutti sul cazzo *

Io non so più cosa mi aspetto da questo paese. Non so più se vale la pena aspettarsi qualcosa e poi puntualmente farsi deludere. Sai che potrebbe essere più semplice se solo riuscissi a dividere questo peso in due parti uguali e dimezzare la fatica. Ma non credo più nemmeno in questo. All’anima gemella. All’anima de li mortacci tua, e nostri. Per cosa poi? Per continuare a tirare avanti quest’idea della famiglia in un certo modo, in una direzione, con lo stesso senso di marcia. Passaggio obbligato per ogni essere umano, per essere accettato socialmente o per lo meno per essere considerato credibile tra tutti, tra gli idioti. Di questo stiamo parlando: di idioti. E di pezzi di merda che speculano sulle disgrazie e sulla vita delle persone, facendone di questo un progetto politico. Portando avanti, rievocandoli da un passato scuro, temi come l’odio, il razzismo, la supremazia occidentale, il sovranismo nazionale, i muri di recinzione. Non ci sono più le mezze stagioni, non sono più nemmeno le stagioni, ognuno faccia come cazzo gli pare. Dove andremo a finire quando non avremo più niente da smantellare? Non insegnate ai bambini la vostra morale, cantava Gaber in una canzone e quanto cazzo aveva ragione.

* Canta che ti passa – Zen Circus

to drink or not to drink, to think or not to think, some choose to dismember, you’re rising your thoughts *

cosa voglio fare realmente?
cosa volete fare, voi, realmente?
io starei così con queste
cuffie sul letto a scrivere
storie da raccontare
cercando di trovare
parole per sostituire
la paura di non riuscire
a fare, realmente, niente
prendendo ancora tempo
come ultimo desiderio
concesso a un condannato
alla pena capitale
non ho aspirazioni particolari
e non ricevo motivazioni
dal mondo esterno
a volte, mi sento estraneo
a questa realtà
a questo correre veloci
alle pacche sulle spalle
prima di essere pugnalati
non sono pronto a
frasi preconfezionate
emozioni surgelate
a sorrisi fasulli
solo per convenzione
a leccare un culo
solo per un favore
a un matrimonio
solo per tradizione
e allora cosa sono realmente?
un alieno?
un abbozzo?
un passaggio dell’evoluzione?
non sono ancora pronto
per la catalogazione
e forse
non lo sono mai stato

* Fuck all the perfect people – Chip Taylor & The New Ukrainians