Tre: stringimi forte che non so che fine faccio *

per strada
e non ricordo
dove e quale
mi sono perso
le parole
da un po’ di tempo
magari, è un momento
magari, pure lungo
ma la notte
ci penso spesso
penso,
a metterle in fila
una dopo l’altra
a cercare
di comporre una storia
magari, questa storia
la mia storia,
una storia normale
della mia generazione
senza vento
senza guerra
senza futuro
in perenne presente
sempre in bilico
pure nei sentimenti
e questo non scrivere
mi fa male
che prima o poi
le dovrò pure
raccontare
queste cazzo
di emozioni
in rivolta
anche se
vi sembreranno
uguali
a milioni di altre

* Stupida canzone – Fast animals and slow kids

oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente, cantando canzoni che è come cantare di niente *

ogni tanto mi fermo
e riprendo fiato
quando
delle parole sono stufo
cerco rifugio
nei posti che ho amato
nei luoghi che
mi hanno formato
come uomo
e allora Bologna
è sempre in cima alla lista
anche
nei giorni di pioggia
coi suoi portici
che sanno ripararmi
e quando ci cammino sotto
sanno pure rigenerarmi
non come momento
com’eravamo
ma piuttosto
a che punto siamo

e poi tornare a casa
ogni volta
è sempre più traumatico
con la voglia di mollare tutto
e la paura di non riuscire a farlo
le responsabilità
che t’inchiodano,
soprattutto quelle morali,
per una terra che, spesso,
non si merita il tuo sforzo
la tua dedizione
la tua voglia di fare
mettersi a disposizione
provare a migliorare
e ritornare alle parole
quelle di sempre
quelle che dicono tutto
ma non valgono più niente
che sono diventate vuote
per colpa delle mille promesse
tradite
da uomini che ritornano
periodicamente
a chiederti ancora
fiducia
perché questa volta
è la volta buona
senza sapere di cosa
quando, semplicemente,
potrebbe essere la volta buona
per non votarli
e lasciarli fuori
dai posti di comando e controllo
fuori dalle decisioni
a cui, ormai, non appartengono
perché fuori, lo sono già da anni,
da una realtà, da una società,
che è andata molto più avanti
del loro teatrino
che si ripete e si autoalimenta
riproponendo sempre
gli stessi gesti
le stesse parole vuote

* Bologna – Francesco Guccini

I know you know, you know I know, I wanna go *

quando ti guardi
allo specchio
non sei mai
come ti vedono
gli altri
e non è detto
che tu sia migliore
chiedimi
sull’amore
e non saprò cosa dire
se non, almeno,
di provare
a dargli un’occasione

* The Killer – Greg Dulli

certe notti per dormire mi metto a leggere e invece avrei bisogno di attimi di silenzio *

su quella panchina
parole su parole
guardarsi negli occhi
scordarsi le ore
ma non cambierei
tutti i miei domani
per un solo ieri
che il mio concetto
di amore
non è più uguale
a com’era un tempo
e nemmeno io
ho frantumato illusioni,
ho frantumato i coglioni
a pagine bianche
con parole banali
fotocopiate
da film sentimentali
del cazzo
dai romanzi generazionali
idealizzando tutto
quando forse bisognava
stare in silenzio
e non pensare di essere
il centro del mondo
ma, ero solo un ragazzo

* Un’altra vita – Franco Battiato

e adesso piove, guarda un po’ che cosa porta il vento:un’altra canzone di merda con la pioggia dentro *

davanti a un bancone
come nei film americani
ti direi che:
sono metereopatico
i giorni di pioggia
mi rendono malinconico
e quelli assolati
mi rompono i coglioni
comincio dai difetti
perché ho buone intenzioni
o perché ho solo quelli
parlo inglese
solo da ubriaco
e scrivo poesie
senza velleità
so essere una testa di cazzo
ma mai con cattiveria
leggo molto
ma mai abbastanza
e sono una merda
nelle relazioni a distanza
mi piace il silenzio
anche se parlo troppo
che mi dici
di questo inizio?

* Meteo in cinque quarti – Giorgio Canali & Rossofuoco

l’erba ti fa male se la fumi senza stile *

non ci sarà mai
un momento giusto
se non metti te
al primo posto
la felicità, la libertà,
l’amore,
quello che
ti fa stare meglio

se non ora, quando?
il tempo
è la più grande ricchezza
che abbiamo
e quello sprecato
nessuno
te lo torna indietro

* Un romantico a Milano – Baustelle

comunque questa è un’altra storia, questo è Hemingway *

vorrei per un secondo
averti accanto
e spiegarti
queste lacrime
ma nemmeno io
capisco
se sono più di gioia
o di liberazione
ma hanno la potenza
di scaricare tutto
a terra
dopo mesi
di resistenza
con la paura
di non riuscire
a farcela
ancora una volta
ma ora, sono qui
e questo, per il momento,
mi basta
può anche non piacerti
il mondo
o forse a lui
non piaci te

* Hemingway – Negrita

fottendosi da sé, fottendomi da me, per quello che non c’è *

polvere sui mobili
sugli scaffali
sulle mie emozioni
leggo un libro
e ripenso
a vecchi amori
settembre
un tempo mischiava
le mancanze
alle ripartenze
le aspettative
alle domande
ora è solo malinconia
ai primi giorni di pioggia
com’ero a vent’anni?
tu te lo ricordi?
a me sembra
così sbiadito
che quasi più
non m’appartiene
ma se mi concentro
per bene
riesco a sentire
il rumore bianco
in sottofondo
di certe notti
in cui liberavo sogni
dalla finestra
al quarto piano
di un palazzo bolognese
lontano da casa
e da queste maledette radici

* Quello che non c’è – Afterhours

you look so tired, unhappy, bring down the government *

sai che
sempre più spesso,
in questi giorni,
penso a mollare tutto
e andare altrove
giusto per trovare
una nuova motivazione
fuggire
da questa anestesia
emozionale

quasi sempre,
alla fine,
quando
ci incontriamo per caso,
finiamo a parlare
di cose banali
di cani
di varie ed eventuali
per parlare di tutto
parlando di niente
per non parlare
dei nostri occhi
che si cercano
in mezzo alla gente
e si nascondono
quando
uno dei due
se ne accorge
che ti direi
andiamo altrove
dove possiamo parlare
pure d’amore

* No surprises – Radiohed

la grande storia banale, prima prosciughiamo il mare poi versiamo lacrime per poterlo ricolmare *

nuvole a ferragosto
è quello che ci meritiamo
e io me le godo
in silenzio
in una spiaggia
ormai stanca
di giorni di frenesia
e violenza
di gente imbarbarita
che ricordo, doveva
uscirne migliore
un vento leggero
mi accarezza le spalle
se ti vedessi
non saprei che farmene
della tua comprensione
non ho più rabbia da darti
ma solo disgusto
che mi sembra pure troppo
da essere sprecato

* Chiamami per nome – Francesca Michielin, Fedez

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