memory is a stranger, history is for fools *

forse
é più semplice
odiare
perché si può
costruire in serie
senza sfumature

* Perfect sense (part 1) – Roger Waters

if you want me I’ll be in the bar *

a volte non vorrei
essere così sentimentale
davanti a questi tramonti
intensi nel rosso
vorrei essere impermeabile
e lasciare tutto
scorrermi addosso
senza sentirne il gusto
l’essenza, il potere
di rievocare
di scatenare
un gesto
un sorriso
un pianto
di una singola lacrima
che piano piano
si accumula
colma l’occhio
e scivola sul volto
lasciando un solco
che all’istante si secca
e un sapore salato
vicino alla bocca
a volte vorrei fuggirti
dividerti in piccoli frammenti
di bene e di male
e poi farne la conta
pesarli su una bilancia
e convincermi
che non vale la pena
lottare una guerra
immaginaria

* A case of you – Joni Mitchell

distanze, ricorrenze, coincidenze

pensavo a lettere d’amore postume
all’importanza della puntualità
di certi gesti e certe parole
inseguire qualcosa fino ad afferrarlo
e poi lasciarlo andare
come si faceva con gli uccellini da bambini
non sono riuscito ad esternare ogni cosa
perché, forse, avevo paura
di essere ancora deluso
sono stato solo un capriccio
una scommessa da film americano
credere al matrimonio in chiesa
vuol dire, pure, arrivarci vergini,
mia cara
erano solo puttanate
solo un’altra scusa
che andava ad unirsi alle altre:
distanze, ricorrenze, coincidenze
priorità non capite
momenti non vissuti
sogni infranti sotto casa
azzerare ogni cosa
ricominciare da capo
e ancora una volta scoprire
che fa male questa cosa
di sigillare i ricordi in uno scatolone
con scritto un nome

ma niente non ce la faccio mi dispiace, oggi mi state tutti sul cazzo *

Io non so più cosa mi aspetto da questo paese. Non so più se vale la pena aspettarsi qualcosa e poi puntualmente farsi deludere. Sai che potrebbe essere più semplice se solo riuscissi a dividere questo peso in due parti uguali e dimezzare la fatica. Ma non credo più nemmeno in questo. All’anima gemella. All’anima de li mortacci tua, e nostri. Per cosa poi? Per continuare a tirare avanti quest’idea della famiglia in un certo modo, in una direzione, con lo stesso senso di marcia. Passaggio obbligato per ogni essere umano, per essere accettato socialmente o per lo meno per essere considerato credibile tra tutti, tra gli idioti. Di questo stiamo parlando: di idioti. E di pezzi di merda che speculano sulle disgrazie e sulla vita delle persone, facendone di questo un progetto politico. Portando avanti, rievocandoli da un passato scuro, temi come l’odio, il razzismo, la supremazia occidentale, il sovranismo nazionale, i muri di recinzione. Non ci sono più le mezze stagioni, non sono più nemmeno le stagioni, ognuno faccia come cazzo gli pare. Dove andremo a finire quando non avremo più niente da smantellare? Non insegnate ai bambini la vostra morale, cantava Gaber in una canzone e quanto cazzo aveva ragione.

* Canta che ti passa – Zen Circus