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I’ve looked at life from both sides now from win and lose and still somehow *

mi sono ritrovato
da solo
nel silenzio
volutamente
per ascoltarmi
dentro
la mia dimensione intima
che stento a esprimere
per paura
di romperla
come un vetro fragile
e non sapere
più ricomporre
i pezzi
il tempo diluito
come il vino
con l’acqua
che sembra buono
ma non ha essenza
un mese senza
incorporare l’assenza
la mancanza
senza abituarsi
a fare finta
e gli occhi di mia madre
la pelle di mio padre
la mia barba bianca
tutte le vite
che avrei potuto essere
forse
le ho condensate
in una sola
le vivo a pillole
quando capita

continuare a sentire:
la vita è strana
ma ditemi rispetto a cosa
ho immagini
di marciapiedi sgangherati
e buche nelle strade
piene d’acqua stagnante
in cui provo a specchiarmi
senza successo
volerci saltare dentro
come i bambini
incuranti del rischio
di inzupparsi
il vestito buono

* Both sides now – Joni Mitchell

rumore bianco

trattengo il fiato
e le urla
e le parole
a mani nude
cerco di comprimere
questo dolore
rinchiuderlo
in un posto stretto
in fondo,
insonorizzato,
per non sentirne
il rumore bianco
nel silenzio della notte
a volte, sorrido
mentre ti penso
ma ha qualcosa di amaro
e malinconico
dire addio
a qualcuno
che nella tua vita
è una certezza
ci rende sempre
inadeguati
indifesi
impreparati
mi sento vuoto
a volte,
rarefatto
etereo
estraneo
ho pianto poco e male
come se
non sapessi
più farlo

un abbraccio per proteggerci dal vento, l’illusione di competere col tempo *

è che quando fumo
il tempo mi sembra
indefinito
il passato
è qualcosa di concreto
lo conosco
e perciò mi fido
il futuro
non lo riesco a immaginare
lo costruisco
a piccoli pezzi
di presente costante
e abitudini
coi capelli più lunghi
stai molto bene
e certe sere
mi manca
poterti parlare
dirti anche
quello che va male
raccontarti storie
che magari
non hanno un finale
e improvvisare
solo per farti ridere
e starti a guardare

quando siete felici,
fateci caso
che tutto passa
e non torna indietro

* L’amore non esiste – Fabi, Silvestri, Gazzè.

e abbracci nucleari estesi nell’immensità, dove tu mi stai aspettando adesso *

certe notti
non dormo
senza un motivo
apparente
certe volte
ti penso
ma non è importante
certe volte
mi faccio delle domande
e non trovo risposte
certe volte
mi arrivano risposte
senza essermi
chiesto niente
non so dirti
se va male o bene
in questo preciso momento
alle quattro di notte
c’è che a volte
sono troppo
altre non mi basto

* Universo – Cristina Donà

Tre: stringimi forte che non so che fine faccio *

per strada
e non ricordo
dove e quale
mi sono perso
le parole
da un po’ di tempo
magari, è un momento
magari, pure lungo
ma la notte
ci penso spesso
penso,
a metterle in fila
una dopo l’altra
a cercare
di comporre una storia
magari, questa storia
la mia storia,
una storia normale
della mia generazione
senza vento
senza guerra
senza futuro
in perenne presente
sempre in bilico
pure nei sentimenti
e questo non scrivere
mi fa male
che prima o poi
le dovrò pure
raccontare
queste cazzo
di emozioni
in rivolta
anche se
vi sembreranno
uguali
a milioni di altre

* Stupida canzone – Fast animals and slow kids

oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente, cantando canzoni che è come cantare di niente *

ogni tanto mi fermo
e riprendo fiato
quando
delle parole sono stufo
cerco rifugio
nei posti che ho amato
nei luoghi che
mi hanno formato
come uomo
e allora Bologna
è sempre in cima alla lista
anche
nei giorni di pioggia
coi suoi portici
che sanno ripararmi
e quando ci cammino sotto
sanno pure rigenerarmi
non come momento
com’eravamo
ma piuttosto
a che punto siamo

e poi tornare a casa
ogni volta
è sempre più traumatico
con la voglia di mollare tutto
e la paura di non riuscire a farlo
le responsabilità
che t’inchiodano,
soprattutto quelle morali,
per una terra che, spesso,
non si merita il tuo sforzo
la tua dedizione
la tua voglia di fare
mettersi a disposizione
provare a migliorare
e ritornare alle parole
quelle di sempre
quelle che dicono tutto
ma non valgono più niente
che sono diventate vuote
per colpa delle mille promesse
tradite
da uomini che ritornano
periodicamente
a chiederti ancora
fiducia
perché questa volta
è la volta buona
senza sapere di cosa
quando, semplicemente,
potrebbe essere la volta buona
per non votarli
e lasciarli fuori
dai posti di comando e controllo
fuori dalle decisioni
a cui, ormai, non appartengono
perché fuori, lo sono già da anni,
da una realtà, da una società,
che è andata molto più avanti
del loro teatrino
che si ripete e si autoalimenta
riproponendo sempre
gli stessi gesti
le stesse parole vuote

* Bologna – Francesco Guccini

certe notti per dormire mi metto a leggere e invece avrei bisogno di attimi di silenzio *

su quella panchina
parole su parole
guardarsi negli occhi
scordarsi le ore
ma non cambierei
tutti i miei domani
per un solo ieri
che il mio concetto
di amore
non è più uguale
a com’era un tempo
e nemmeno io
ho frantumato illusioni,
ho frantumato i coglioni
a pagine bianche
con parole banali
fotocopiate
da film sentimentali
del cazzo
dai romanzi generazionali
idealizzando tutto
quando forse bisognava
stare in silenzio
e non pensare di essere
il centro del mondo
ma, ero solo un ragazzo

* Un’altra vita – Franco Battiato

comunque questa è un’altra storia, questo è Hemingway *

vorrei per un secondo
averti accanto
e spiegarti
queste lacrime
ma nemmeno io
capisco
se sono più di gioia
o di liberazione
ma hanno la potenza
di scaricare tutto
a terra
dopo mesi
di resistenza
con la paura
di non riuscire
a farcela
ancora una volta
ma ora, sono qui
e questo, per il momento,
mi basta
può anche non piacerti
il mondo
o forse a lui
non piaci te

* Hemingway – Negrita

fottendosi da sé, fottendomi da me, per quello che non c’è *

polvere sui mobili
sugli scaffali
sulle mie emozioni
leggo un libro
e ripenso
a vecchi amori
settembre
un tempo mischiava
le mancanze
alle ripartenze
le aspettative
alle domande
ora è solo malinconia
ai primi giorni di pioggia
com’ero a vent’anni?
tu te lo ricordi?
a me sembra
così sbiadito
che quasi più
non m’appartiene
ma se mi concentro
per bene
riesco a sentire
il rumore bianco
in sottofondo
di certe notti
in cui liberavo sogni
dalla finestra
al quarto piano
di un palazzo bolognese
lontano da casa
e da queste maledette radici

* Quello che non c’è – Afterhours