ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare *

a cosa mi servirà
questo sapere
non è dato sapere
ma ho cercato di coprire
le mancanze del mio retaggio
la conoscenza
per sentirmi a mio agio
nel mondo
e anche se non ci sono riuscito
ci provo ogni giorno
un libro
che sa farmi viaggiare
scoprire cose nuove
un disco
che sa trasportarmi
in strane atmosfere
un quadro
che sa stupirmi
con pennellate di immaginazione
un film
che riesce, ancora,
a farmi emozionare
a regalarmi una scena da citare

mi piacerebbe,
con lo stesso stupore
di ammirazione
per il successo
o per la ricchezza,
di una persona
sentire dire
che è colta

* Quattro stracci – Francesco Guccini

ma vedrai che andrà bene, andrà tutto bene *

e poi,
alla fine
nessuno avrà colpe
solo chi muore

andrà tutto bene,
solo se andrà bene
per tutti

andrà tutto bene,
soprattutto per chi
ancora una volta
riuscirà a farla franca
a sfuggire alle colpe
a galleggiare
nella propria merda

* Al di là dell’amore – Brunori Sas

i corsi di paura, ricorsi della storia, per trattenerci in una morsa senza memoria *

feccia
vestita in abiti buoni
che si nasconde
nei modi gentili
nel salutare i vicini
e siede su poltrone
di pelle
di essere umani
con vanto e indifferenza
ormai senza vergogna
frequenta
corsi di aggiornamento
sulla violenza
in ogni sua forma
in attesa
di ritornare a galla
cercando di inoculare
la paura
per proporre sempre
la stessa cura

* Andrà tutto bene – Levante

ho valutato i pro e i contro di una vita rampante, scoprendo che l’amore passa l’herpes è per sempre *

Come fai a riconoscere il vero amore? Sembrerebbe il più vecchio dilemma universale, dai tempi della ragione. O per lo meno dai tempi in cui è diventato un tema centrale, il grande imbroglio del romanticismo, la grande beffa di un universo a due dimensioni. Insomma, come si riesce tra miliardi di persone a capire che la persona che abbiamo vicino sia, risolvendo tutte le equazioni, la più adatta a starci accanto? Unica soluzione possibile o la più conveniente in termini di utilità di ritorno? Per secoli in molti si sono addentrati nei meandri dei meccanismi contorti delle relazioni sentimentali, con diversi punti di vista. Quali sono le affinità da guardare? Quali caratteristiche prendere in considerazione? Chi si somiglia si piglia o gli opposti si attraggono? Ecco la domanda. Ovviamente non c’è soluzione. Ovviamente ce ne sono infinite. Ma come riconoscere la propria? A questo pensava il protagonista di questa storia, pensava alle storie finite e a quello che non aveva funzionato, pensava alle promesse che non erano riusciti a mantenere e badate bene tutti ne facciamo, anche senza accorgercene. In una maniera talmente naturale da sembrare innata, intrinseca del gioco. Parte essenziale. Promettersi qualcosa, promettersi la vita. Pensava alle scelte sbagliate, alle parole fraintese. A quanto si poteva essere stronzi, egoisti, ipocriti. Pensava all’abitudine di certi gesti automatici, che perdevano il loro significato, diventando col tempo solo routine, senza nessuno slancio. Nasciamo incendiari e moriamo pompieri, come le storie d’amore. Tutta quella voglia di non perdersi nemmeno un attimo, quella frenesia, quelle stronzate fatte per dimostrare di essere diversi, all’altezza. E poi piano piano adagiarsi su quel sentimento in un continuo livellamento di tutto. C’è chi si sposa quando arriva a questa fase. Quando si crede di aver raggiunto un equilibrio. Ma è davvero equilibrio o solo rassegnazione, accettazione? Può essere l’idea della felicità, in quanto tale, un sedativo? Un’anestesia emozionale? Perché tutto ci porta a ragionare in questo senso. L’idea di stare tranquilli, di smussare gli angoli, eliminare le divergenze, azzerare i contrasti. Ma non era ugualmente soddisfacente spingere al massimo le emozioni. L’adrenalina di certe notti insonni, di certe corse di disperate. Inseguire qualcosa, conquistarlo e poi non dargli più quell’importanza necessaria. Incorporarla e recintarla. Forse per questo motivo tante storie finiscono con le stesse frasi di circostanza. Una volta eri diverso, non ti riconosco. Quando ormai è troppo tardi. Molto spesso fingiamo di essere quello che non siamo solo perché non ci sentiamo all’altezza. Solo perché vogliamo essere diversi o semplicemente pensiamo che potremmo essere migliori in una determinata maniera. Ma il corteggiamento è solo una fase transitoria, molto spesso guidata più dal corpo che dal cervello. Guidata, forse, più dagli ormoni che altro. Allora ragioniamo col cazzo e cerchiamo di dimostrare di essere veri uomini, nella concezione attuale del termine, che ha subito diversi cambiamenti ma rimane sempre in primo piano. Ma poi questa fase transitoria passa e ognuno inizia a mostrarsi per quello che veramente è, può piacere o meno, perché non potremmo mai fingere all’infinito. Finché morti non ci separi. C’è chi riesce a resistere più a lungo, magari anni, prima di rivelarsi. Ma non c’è scampo, alla fine tutti tiriamo fuori il nostro vero io. E allora che fine faranno le portiere della macchina aperte ai primi appuntamenti? I regali per le ricorrenze varie, anche le più stupide, come sanvalentino? dove andranno a finire i fiori e i cioccolatini? diventeranno solamente un ricordo lontano, quasi da sembrare la vita di qualcun altro. O semplicemente la storia di qualcun altro.

* Non si esce vivi dagli anni ’80 – Afterhours

and still you ask me do I love you, what it is, what it is, all I can tell you is it’s all show biz *

sai, mi piace
stare in silenzio
sul divano
a costruire storie
mattone su mattone
e lasciarle crollare

a volte sento
la mancanza
di qualche particolare
di una delle donne
che non ho saputo
amare
ma quello che più
mi manca
è tornare a casa
col cuore a rimbalzare

* Nobody loves you (when you’re down and out) – John Lennon

fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno, spendono, spandono e sono quel che hanno *

voragini e solitudini
percepisco il vostro sforzo
di uniformarvi al resto
ma non me la sento oggi
di farvi i sorrisi finti
giusto per compiacervi
in un circolo vizioso
intriso di delusione
che se vi chiedessi
cosa vi fa star bene
non sapreste cosa dire
vestirsi bene prima della fine
aperitivi e panettone
sigarette su sigarette
senza nessuna vera emozione
e nessun proposito
su come essere umani
in un modo migliore
preferendo sempre
l’apparire all’essenza
l’opportunismo alla coerenza
all’amore la convenienza
all’amicizia l’appartenenza
la finta fede alla scienza
l’idiozia all’intelligenza

* Quelli che ben pensano – Frankie Hi-Nrg Mc

le velleità ti aiutano a scopare quando i soldi sono troppi o troppo pochi *

l’inganno più grande
che ci ha dato
l’era digitale
è quello di farci credere
di poter avere
su tutto un’opinione

* Velleità – I cani

memory is a stranger, history is for fools *

forse
é più semplice
odiare
perché si può
costruire in serie
senza sfumature

* Perfect sense (part 1) – Roger Waters

who’s in the bunker? *

mi piacerebbe essere
più ironico
e tagliente
nella scrittura
ma dovrei esercitarmi
con più impegno
per fare finta
di non sentire
il fetore
del vostro vivere
per luogo comune
essere morti dentro
e pensare di vivere
nel modo migliore

* Ideoteque – Radiohead

vestiti da sandra che io faccio il tuo raimondo *

c’erano giorni
che avevano
una certa importanza
e ora non hanno
nessuna rilevanza
che posso farne senza
colpa di quello
che avevamo in mente
dell’amore giovane
prepotente
scoprirsi ogni giorno
per poi farsi male
e continuare
a perseverare
come quando
fuori piove
come un gioco
di parole
che non ti fa più ridere
ma nemmeno piangere
chissà cosa succede
quando ti sogno
quale strano motivo
quale mistero
prima mi guida
e poi lì mi abbandona
nell’alone di qualcosa andato
non tempo sprecato
solamente vissuto male
sotto le aspettative
in bilico su una fune
e ancora
dopo molto tempo
quel gioco di sguardi
ma che minchia hai da guardarmi
se poi non vuoi toccarmi?

* Del verde – Calcutta